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Il progetto di finanziamento su Produzioni dal basso ha lo scopo di raccogliere i fondi necessari a coprire le spese di traduzione, pubblicazione e promozione di un romanzo dello scrittore argentino Carlos Ríos.
La traduzione sarà a cura di Alberto Bile Spadaccini.
Carlos Ríos è uno scrittore, poeta ed editore argentino, nato nel 1967 a Santa Teresita, Buenos Aires. Concepisce la letteratura come «una zona della sperimentazione», come «un meccano smontato da rimontare: a volte ti manca un pezzo e devi continuare a costruire il dispositivo con quel pezzo mancante». La ricchissima produzione di Ríos comprende raccolte di poesie, racconti e romanzi. Ricordiamo almeno: Rebelión en la ópera, Manigua, El artista sanitario, Cuaderno de Pripyat, Cielo ácido e Falsa familia. I suoi testi sono stati pubblicati anche in Francia, Spagna, Brasile, Uruguay e Messico.
Dicono di lui:
Ariel Luppino: «Ho aperto Rebelión en la ópera. E ho avuto la stessa impressione che ho provato quando ho letto per la prima volta Polleri o Bellatin. Una cosa del genere non l’avevo mai letta prima da nessuna parte».
Sergio Chejfec: «Carlos Ríos scrive libri oscuri e al tempo stesso meravigliosi».
Agustín Conde De Boeck: «Il cosmo, allora, ha bisogno di opere come Radiografía de la pampa, Eliogabalo, I sette pazzi, Tadeys […] Locus Solus, Los sorias, Vita dell’impiccato […] Farabeuf, Ferdydurke, Manigua […]»
Ríos inoltre coordina laboratori di scrittura nelle carceri, un’ambientazione ricorrente nelle sue opere di narrativa, ed è fondatore e distributore errante della casa editrice Oficina Perambulante, «uno spazio di massima libertà» che viaggia nel suo zaino. Edita libri, infatti, con copertine di cartone riciclato, invariabilmente di sedici pagine, quelle ottenute piegando un foglio A4.
La parola Manigua, tra le altre cose, significa «questione intricata», «terreno pantanoso». Ambientato in un’Africa allegorica, al tempo stesso antica e post-apocalittica, Manigua narra di un giovane, Muthahi, destinato a guidare il proprio clan. Per farlo, dovrà affrontare un viaggio lungo la costa al fine di trovare una mucca da sacrificare per la nascita del fratellino. Se non la troverà, verrà legato a un palo e morirà di sete. Scritto in una prosa ipnotica, concisa e misteriosamente luminosa, il romanzo racconta il percorso iniziatico di un eroe, ma, come afferma l’autore, è anche «uno sguardo antropologico su un presente ambiguo».
«Con il suo concentrato lirismo e la sua brevità» scrive Gabriela Cabezón Cámara «[Manigua] si spinge a fare molte cose: sviluppa un’ipotesi poetica dell’apocalisse, degli ultimi disastri, di una cultura che si disintegra in un mondo post-atomico, analfabeta, che è tornato all’oralità e ai miti propri della preistoria, come se la cultura chiudesse il cerchio tornando alle origini. E genera immagini di desolante bellezza, in cui convivono discariche e mandati tribali, tecnologia all’avanguardia e guerra fra clan».
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